La nostra Implantologia

Come intendiamo noi l’implantologia?

Implantologia a regola d’arte

Per praticare l’esercizio dell’implantologia, gli odontoiatri e i chirurghi maxillo-facciali devono seguire uno specifico curriculum formativo, rigorosamente universitario, integrato da una fase successiva che si compone di corsi ad hoce dalla partecipazione a congressi, conferenze, seminari, tavole rotonde di natura sia universitaria ma, soprattutto, extrauniversitaria, a cura di ordini professionali, società scientifiche, scuole e gruppi di studio privati, e così via.

A questo proposi- to merita attenzione la recente modifica dell’ordinamento degli studi della Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria che, oltre a un prolungamento del corso da 5 a 6 anni, ha da ultimo intro- dotto l’insegnamento dell’implantologia come materia a sé stante.

A queste fonti esterne va aggiunto, naturalmente, un fondamentale e indispensabile desiderio di crescita culturale da parte del professionista, che viene esaudito mediante lo studio di monografie e saggi e, in particolare, per mezzo della lettura di articoli scientifici, contributi di ricerca di base e clinica, che permettono di conseguire ulteriori nozioni, in special modo quelle di più recente acquisizione da parte della comunità scientifica internazionale.

Oltre a queste conoscenze, accessibili a chiunque mediante un opportuno impegno, c’è un quid pluris che difficilmente può essere insegnato e appreso, ma che risulta fondamentale nella pratica odontoiatrica e implantologica: mi riferisco a quelle doti innate di padronanza nei rapporti interpersonali e di abilità comunicativa che permettono al paziente di sentirsi a maggior agio, di essere fiducioso e permeato di spirito di collaborazione tanto da consentire, soprattutto al medico, di attuare terapie più efficaci liberandosi così da inutili tensioni.

Ma nello studio compaiono altre figure professionali che, al pari dell’odontoiatra, sono da considerare di grande importanza: e cioè il personale paramedico amministrativo e, in particolar modo, quello sanitario. Così come il medico, anche costoro dovranno adeguare preparazione e comportamenti ai nuovì iter sanitari che la pratica implantologica introduce, mediante l’aggiornamento attraverso la frequentazione di corsi e la consultazione di pubblicazioni scientifiche specifiche che, finalmente, hanno fatto la loro timida comparsa anche in Italia.

Ma tutto ciò non basta…
L’implantologia, infatti, deve essere effettuata in ambienti idonei e attrezzati sotto un profilo struttura- le, con l’ausilio di apparecchiatture tecnologicamente confacenti, e sostenuta da un’appropriata strumentazione. Tuttavia va detto che se l’intera regione italiane ha legiferato in materia di “requisiti minimi strutturali “, indispensabili per il rilascio delle necessariepilogo all’esercizio della professione odontoiatrica, non sono previsti per lairurgia implantare requisiti strutturali diversi rispetto a quelli disposti per qualsiasi altro settore della chirurgia orale.

No di si riferisce tanto alle caratteristiche legate a igiene e asepsi della sala operatoria, che naturalmente saranno le stesse di ciò che richiede per orale e maxillo-facciale di rilevanza dell’odontoiatra. quanto proprio alle dotazioni strumentali minimal, essenziali sabili per l’esecuzione dell’intero iter di riabilitazione implantoprotesica.

Basti pensare che esistono implantologi che non posseggono un apparecchio radiografico ortopanoramico nello studio e altri che non hanno nemmeno a RVG (radiovideografia); se dirà che tutto è possibile se la mano del medico è buona, ma oggi giorno non è più tempo di “intuito professionale”, nato del famoso “occhio della mente” di alcuni implantologi del passato.

Oggi la scienza ha portato, oltre a nuove conoscenze mediche, reed alla nascita e messa a punto di apparecchi diagnostici specifici ad altissima tecnologia, che da un grande determinante ausilio nel trasformare un intervento e miglio- rarlo, rendendolo cioè più rapido e meno invasivo, più preciso e con minori rischi e un’inferiore incidenza di complicanze.

Naturalmente tutto questo com porta costi non indifferenti; però se si vuole practiceare un’implantologia di alto livello, senza compromessi e approssimazioni e, soprattutto, se si desidera un pa- ziente soddisfatto, anche per scongiurare ogni contenzioso medico-legalale, ecco che allora bisognerà obbligatoriamente investire nella diagnosi e nella terapia (sistema implantare): da altra parte è noto che l’implantologia non è una terapia economica. Il valore aggiunto rappresentato lastra recenti acquisizioni scientifiche nel campo della biologia, della fisiologia e patologia dei tessuti orali, connesso ai perfezionamenti delle tecniche chirurgiche e dei materiali, ha permesso di raggiungere alte percentuali di successo a lungo ends e ha consentito di affermare che gli impianti osteointegrati, in via primaria o secondaria, possono essere utilizzati nel trattamento di ogni tipo di edentulia, pure di Quelle relatedemente “impossibili “reed, purtroppo, non con gli stessi per- corsi terapeutici.

E logico supporta l’applicazione degli impianti preveda un intervento chirurgico per il loro posizionamento nel tessudto osseo, che dovrà avere adeguate caratteristiche anatomiche, e sarà questo dato a fare la differenza tra più tipi di intervento che potranno essere preceduti da vari trattamenti di preparazione ossea allo scopo di rendere “accoglibile” l’impianto; ciò Compra che ogni intervento di riabilitazione su impianti deve essere preceduto da un’attenta analisi dei rapporti costi-benefici: costi biologici, costi economici, rischi chirurgici e protesici, aspettative del paziente, benefici funzionali e, nel possibile anche estetici e così via.